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Come l'era digitale ha trasformato le interazioni tra le persone

Se pensi di avere più difficoltà a concentrarti rispetto al passato, non sei il solo! Studi sostengono che la nostra soglia d’attenzione si è ridotta di un terzo dall’inizio del millennio. L'iperconnettività sta cambiando la società e le cifre dimostrano che Facebook, Messenger e WhatsApp elaborano 60 miliardi di messaggi al giorno in tutto il mondo, tre volte di più degli SMS! Com’è cambiato allora il modo in cui le persone interagiscono tra loro e le imprese con i consumatori?

 

Prima le persone scrivevano lettere, ora messaggini; i consumatori curiosavano tra le vetrine dei negozi, ora cliccano sulle anteprime. Una volta le persone facevano domande, ora chiedono a Google; e se prima facevano la coda, adesso c’è il servizio «clicca e ritira». I rapporti con le imprese sono più rapidi e regolari e, per molti versi, i consumatori hanno più potere che mai.

 

L’accesso alle informazioni e la facilità di comunicare stanno trasferendo il potere dalle imprese agli acquirenti. Tutti i consumatori possono essere dei critici, e i siti di recensioni mostrano quanto siano veloci nel condividere e confrontare. Basta un clic per leggere pagine di recensioni, confrontare prezzi e, quindi, decretare il successo o l’insuccesso di un’azienda su Twitter in meno di 140 caratteri.

 

Ai marchi vendere non basta più e, per trasformare i consumatori in clienti fedeli, devono essere bravi a stabilire un legame emotivo e personale. Cambiare le parole in acronimi e i sorrisi in emoji sono solo due modi di velocizzare le interazioni e rendere i contenuti più immediati e incisivi, in grado di vivacizzare subito gli argomenti trattati.

Questa evoluzione si può notare anche nella scelta di contenuti visivi rispetto ai testi. Vediamo molto più che semplici immagini: video clip animati (GIF), meme, streaming in diretta e immagini tridimensionali, insieme ad altri entusiasmanti formati. Molti marchi, tra cui Starbucks e Red Bull, utilizzano regolarmente GIF e video sui social media.

 

I social media stanno abbattendo le barriere tra imprese e consumatori, oltre a quelle tra amici e sconosciuti. In Svizzera, uno studio ha rilevato che i giovani tra i 12 e i 19 anni in media trascorrono online due ore e mezzo al giorno: più tempo di quello passato a mangiare, bere, socializzare e prendersi cura di sé.

 

Intravedendo un’opportunità in questa finestra di comunicazione, alcuni marchi la stanno utilizzando per ottenere consensi nel nome di un bene comune. Con i dati dei social network, i marchi possono farsi un’idea a tutto tondo dei consumatori e quindi personalizzare i contenuti per coinvolgerli a un livello più profondo. Dove, per esempio, crea legami emotivi con gli acquirenti attraverso la campagna «Real Beauty», che affronta le insicurezze femminili. Clean & Clear, invece, ha reclutato un adolescente transgender per dar vita a una discussione sull’accettazione di sé.

 

L’aumento del consumismo consapevole sta trasformando i marchi in attivisti, e una ricerca ha dimostrato che il 66% dei consumatori è disposto a spendere di più per i prodotti etici. Aziende come The Body Shop e Timberland si stanno distinguendo per i loro scopi sociali: «facendo del bene» ispirano gli acquirenti e li fidelizzano.

 

In tutta quest’abbondanza di tecnologie a nostra disposizione, sembra stia ora nascendo una tendenza alla «disintossicazione digitale». I marchi più lungimiranti stanno sfruttando questo trend per ridisegnare l’equilibrio tra lo spazio digitale e il «faccia a faccia». John Lewis, un grande magazzino britannico di fascia alta (simile a Jelmoli), ad esempio, permette ai clienti di passare una notte in un appartamento di lusso per testare i loro materassi. Mentre il mondo digitale è un portale fantastico, i marchi si stanno rendendo conto che nessuna infografica o emoji può mai sostituire completamente ciò che è reale, come la stretta di mano o il calore di un sorriso.

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