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Sostegno precoce: di cosa hanno veramente bisogno i bambini?

Le basi per la scolarizzazione vengono poste già nei primi anni di vita. L’Istituto «Marie Meierhofer Institut für das Kind» è un centro di competenza per la prima infanzia e il nostro partner in «The Human Safety Net». Nell’intervista la direttrice dell’Istituto, Dr. phil. Heidi Simoni, spiega cosa serve per accompagnare i bambini nel loro sviluppo.

Dottoressa Simoni, in quale maniera genitori e altre persone che hanno la custodia dei bambini piccoli possono favorire il loro sviluppo?

È importante offrire ai bambini delle opportunità di gioco e dialogo con coetanei e adulti. I bambini hanno bisogno di un ambiente che li incoraggi a esplorare, partecipare, domandare e cercare risposte.

 

Quali sono gli errori più comuni che si commettono nel sostegno precoce ai bambini?

Chiarisco subito che l’obiettivo non è quello di iscrivere i bambini a corsi affinché imparino determinate nozioni il prima possibile. Non è così che funziona l’apprendimento nell’infanzia. Dall’altra parte, per quanto il gioco sia un’occupazione fondamentale per i bambini più piccoli, non è detto che tutte le esperienze più importanti debbano contenere necessariamente un aspetto ludico. Un sostegno precoce significa sostanzialmente creare le condizioni e un’offerta su misura per i bambini e le famiglie.

 

 

«Non serve impegnare i bambini con tanti corsi»

 

 

In Svizzera la data di riferimento per l'ingresso alla scuola dell’infanzia è il 31 luglio. Bambini di età diverse devono essere in grado di soddisfare gli stessi requisiti. Chi non ci riesce (ancora), viene mandato in terapia della prima infanzia. Come giudica questa evoluzione?

Non devono essere i bambini a fare le spese delle carenze strutturali del sistema scolastico. Una terapia nella prima infanzia o un sostegno precoce in un’ottica medico-pedagogica sono opportuni soltanto in presenza di disturbi manifesti come l’autismo o difficoltà specifiche ad esempio nell’acquisizione del linguaggio. È del tutto normale che i bambini nella scuola dell’infanzia si trovino in fasi diverse dello sviluppo. Ma deve farci riflettere il fatto che i bambini non ricevono tutti le stesse opportunità nei primi anni di vita. Ciò si ripercuote ovviamente anche sul loro sviluppo e sulla carriera scolastica. È qui che intervengono le iniziative di sostegno precoce.

 

Che cosa può raccontarci di «MegaMarie»?

MegaMarie è uno dei nostri progetti. Si tratta di un piccolo centro per la famiglia, supportato da esperti, destinato ai bambini e ai genitori o ad altre persone di riferimento. È un luogo per giocare, dipingere, fare lavori manuali e incontrarsi. Uscire dalla cerchia famigliare per avventurarsi nel grande mondo è sempre un passo che richiede coraggio. Sono anche le prime separazioni del figlio dai genitori. Le mamme e i papà hanno tante domande sui figli e su come educarli. In MegaMarie hanno l’occasione di confrontarsi con altri genitori o con il nostro personale specializzato presente nel centro.

 

Come fate a raggiungere le famiglie svantaggiate con la vostra offerta?

Tramite una collaborazione stretta con organizzazioni come la Caritas o i centri di consulenza per genitori. Anche una partnership come quella di «The Human Safety Net» con Generali Svizzera è importante; ci permette di confrontarci con altre persone che lavorano per le famiglie e i bambini svantaggiati anche al di fuori della Svizzera. Il centro MegaMarie invita regolarmente anche bambini del vicino centro federale d’asilo che vengono a trascorrere qualche pomeriggio nel nostro laboratorio di pittura.

 

Dove percepisce la necessità di un cambiamento per quanto concerne l’istruzione per la prima infanzia in Svizzera?

Prima di tutto dovremmo superare la mentalità molto diffusa e semplicistica secondo cui i bambini sono una «questione privata». Certo, le famiglie saranno sempre il mondo principale per i bambini piccoli e i genitori sono in genere le persone di riferimento più importanti. Ma una famiglia non può essere stabile se vive estraniata dal suo contesto. La povertà di bambini e famiglie o il loro isolamento sono una vergogna, soprattutto per un paese come la Svizzera. Per questo talvolta è più facile minimizzare la gravità del problema o distogliere lo sguardo.

 

 

 

Profilo personale del: 

La Dr. phil. Heidi Simoni ha conseguito il dottorato dopo la laurea in Psicologia presso l’Università di Basilea. Dal 2007 dirige il «Marie Meierhofer Institut für das Kind». Nei sette anni precedenti aveva diretto l’attività di ricerca dell’istituto in qualità di psicoterapista qualificata. Nel 2018 ha ricevuto un riconoscimento dalla Scuola Superiore di Pedagogia di Zurigo per il suo lavoro nel settore dell’istruzione, dell’assistenza e dell’educazione per la prima infanzia.